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PRESEPE O PRESEPIO?

 

l termine presepe o più correttamente, come riportato nella maggior parte dei dizionari, presepio deriva dal latino “praesaepe”, propriamente "recinto chiuso, greppia, mangiatoia". La parola è composta da:

 

l  prae = "innanzi" e

 

l  saepes = "recinto", ovvero luogo che ha davanti un recinto.

 

Nel significato comune il presepio è la rappresentazione plastica della nascita di Gesù che si fa tradizionalmente a Natale, con figure ed elementi mobili collocati su uno sfondo che ha al centro la grotta di Betlemme.

 

  

ALLESTIMENTO DEL PRESEPIO, TRE GIORNI DA RICORDARE!

 

Secondo un'antica tradizione, il Presepio deve essere allestito per l'8 dicembre in cui ricorre la Festa dell'Immacolata.

 

Il 6 gennaio dell'anno nuovo, Festa dell'Epifania, si celebra la visita e l'adorazione di Gesù Bambino da parte dei Re Magi che vengono così inseriti nel Presepio.

 

Infine, tradizione vuole che il Presepio resti esposto ancora per lungo tempo, e sia disfatto il 2 febbraio, giorno in cui la Chiesa Cattolica celebra la Presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme. La Festa è popolarmente conosciuta come "Festa della Candelora", perché in questo giorno si benedicono le candele simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti", come il Bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio.

 

Anticamente nello smontare i Presepi si dava in questo giorno per l'ultima volta un bacio al Bambinello Gesù; infatti, la Festa della Candelora chiude il periodo delle celebrazione Natalizie ed apre il cammino verso la Pasqua. Un vecchio detto recita: “Per la Candelora dall'inverno siamo fora!”, cioè per la Candelora dall'inverno siamo fuori.

 

 

 

LE ORIGINI DEL PRESEPE.

  

Se si pensa all'origine del presepe, tra storia e leggenda si narra che il primo presepe vivente, fu ideato a Greccio, nel cuore della Valle Reatina, nel Lazio, per volere di San Francesco d'Assisi, nel 1223.

 

La raffigurazione della Natività ha origini più antiche, infatti, i primi cristiani usavano dipingere o scolpire le scene della nascita di Cristo, nei loro punti di incontro, ( es. le catacombe romane).

 

Quando il Cristianesimo, non fu più culto clandestino, la Natività e altre immagini della Sacra Famiglia, arricchirono le pareti di affreschi, rilievi, graffiti, incisioni su sarcofaghi e formelle inseriti nei luoghi di culto.

 

Tali testimonianze sono numerosissime ed l'evoluzione dell'iconografia interesserà anche lo sviluppo del presepe che nel corso dei secoli si evolve nelle tecniche, nell'uso dei materiali e nelle dimensioni e nelle varie forme artistiche.

 

In Italia il presepe più famoso è quello caratteristico napoletano anche se si sono sviluppati altri presepi fra cui quello di Greccio, quello siciliano, pugliese, ligure, romano.

 

Alcune regioni italiane hanno “adottato” un personaggio creandone un mito o una leggenda, in alcuni casi i personaggi sono stati battezzati con un nome popolare del luogo.

 

Mi limito nel riportare una antica leggenda calabrese che narra che tra i primi a giungere alla grotta della Sacra Famiglia, ci fu una bella giardiniera di nome Fiore che donò un grande mazzo di gigli bianchi (simbolo di purezza ) a Maria.

 

La madonna per ringraziarla donò alla fanciulla un seme da piantare nel giardino appena rincasata.

 

In poco tempo crebbe un pianta preziosa ricca di virtù curative le cui foglie servirono per far passare i dolori di pancia ai bambini e curare varie malattie della gente. Questa pianta era l'alloro.

 

Quindi il compito di Fiore era aiutare tutti i bisognosi.

  

 

SIGNIFICATI DEL PRESEPE.

 

Il presepe  può essere analizzato in base a diversi approcci:

 

Rapporto al mito: il presepe è il relitto culturale di miti e riti, di cui si è persa la memoria.

 

Rapporto al simbolo: nel presepe sarebbero presenti, significati, valori, spesso sotto forma simbolica e allegorica.

 

Rapporto alla tradizione: nel presepe sarebbero presenti temi, motivi, credenze, forme dell'immagine popolare.

 

Il presepe napoletano per la complessità e varietà delle sue forme e delle sue apparenze, nel suo intreccio fra natura e mito, di realtà e fantasia, viene a configurarsi come quanto più di sregolato e innaturale si potesse produrre nella Napoli del tempo.

 

Si sono affrontati aspetti dell'arte presepiale, collegati al mondo del teatro, della musica, alle istanze e riflessi della cultura dell'Arcadia, al diffondersi del gusto dell'antico, sviluppatosi dopo le scoperte di Ercolano e Pompei, fino alla valutazione di aspetti etnografici, antropologici e sociologici, di cui il presepe napoletano si sarebbe fatto documento, diventando protagonista dell'arte, della letteratura, della psicologia e folklore.

 

Il presepe quello “vero”, anche quello più povero ed economico, è ricco di tradizioni, ha aggregato nel corso dei secoli, tutti i significati del Natale, creando una fitta trama simbolica.

 

 

I PERSONAGGI.

 

I presepi napoletani del Settecento, autentici capolavori di arte, sono fedeli riproduzioni della vita popolare del tempo. Sono rappresentativi, della moda, degli utensili, e dei mestieri quotidiani, e rappresentano tutta la società. La realtà dell'epoca è descritta anche nella fisionomia e nell'espressione dei volti dei popolani, che sono per lo più pastori che portano qualcosa in dono.

 

Il concetto ispiratore del dono è che ciascuno offre ciò che può.

 

Spesso questi personaggi rappresentano le antiche divinità pagane che nonostante l'epoca cristiana sono sopravvissuti fino ai giorni nostri, non riuscendo a distruggerli il cristianesimo li ha ripresi dando loro un nuovo significato.

  

La NATIVITA'

 

Tutto nasce dal Solstizio d'Inverno, il 21 dicembre, giorno in cui, ogni anno le giornate cominciano ad allungarsi: l'inverno è al culmine e da quel momento, inizia ad avanzare la primavera.

 

Nel calendario Giuliano, il 25 dicembre, riconosciuto come il Solstizio d'inverno, era considerata la nascita del sole, poiché a partire da quella data, i giorni incominciavano ad allungarsi e la potenza del sole ad aumentare.

 

Gli Egiziani rappresentavano il sole appena nato con l'immagine di un infante.

 

La Vergine che aveva partorito il 25 dicembre, era la dea orientale  che i Semiti chiamavano “Dea Celeste”.

 

Nell'antica Roma i “Saturnalia”, che avevano inizio il 19 dicembre e si prolungavano fino al 25 dicembre, erano feste piene di speranze per il futuro e in tale occasione si rinnovavano i contratti agrari. Nel 50 a. C. si ipotizza che gli schiavi siriani, introdussero il culto del Dio Sole, (Deus Sol  Elagabalus), adorando il dio Mitra.

 

Anche la nascita di Mitra, aveva luogo il 25 dicembre,  identificato come il Sole Invincibile, ricalca la stessa storia, e non a caso molte mitologie eroiche hanno struttura solare.

 

L'eroe paragonato al sole discende nel buio tenebroso del regno dei morti, uscendone vittorioso.

 

Il sole è intelligenza nel mondo e Macrobio identifica il sole in tutti gli dei  del mondo greco orientale, da Apollo a Giove, fino a Osiris, Orus e Adone.

 

I Vangeli non dicono nulla del giorno della nascita di Cristo e anche la Chiesa primitiva non la celebrava. Inizialmente, fin quando all'inizio del IV secolo d. C.,  non fu stabilito che tale data fosse il 25 dicembre, la chiesa celebrava la nascita di Cristo il 6 gennaio.

 

I Padri della Chiesa, costatando l'uso di accendere fuochi e festeggiare il 25 dicembre, per celebrare la nascita del sole, usanza a cui partecipavano anche i cristiani, tennero consiglio e decisero che la vera Natività dovesse essere solennizzata in quel giorno e la festa dell'Epifania il 6 gennaio, con tale decisione si arginavano i culti pagani, per inglobarli in quelli cristiani.

 

Sant'Agostino fa un allusione all'origine pagana del Natale, allorché esorta i cristiani a non celebrare, in quel giorno, il sole, come facevano i pagani, ma a celebrare Colui che creò il Sole.

 

Il Natale è la nascita miracolosa per eccellenza, quasi in contrapposizione alla natura che, in questo periodo è addormentata, avvolta dal freddo dell'inverno e pervasa dalle tenebre che, finalmente, vengono squarciate dalla nascita di un Bambino, un piccolo sole che sconfigge il buio trionfando sulla morte.

 

Nel 1100 il Natale era diventata la festa religiosa più importante d'Europa. La sua popolarità crebbe fino alla Riforma, quando molti cristiani cominciarono a considerare il Natale una festa pagana, e in Inghilterra e in alcune colonie americane, venne considerata fuorilegge.

 

Ben presto però, il Natale riconquistò il primo posto tra le celebrazioni cristiane, diventando la festa più amata.

 

 

 

 

 

GLI SCENARI.

 

 

 

Il presepe popolare napoletano presenta sempre una struttura ben precisa. In tutti i presepi della tradizione, si riscontra una serie di luoghi fissi di rappresentazioni con una loro precisa collocazione il cui significato va oltre la semplice raffigurazione paesaggistica o scenografica.

 

La ripetizione tradizionale di questi elementi ha la sua spiegazione nel tessuto mistico e favolistico della stessa tradizione popolare. Si tratta di rappresentazioni emblematiche collegate a leggende, credenze e usanze inerenti al Natale.

 

 

 

LA GROTTA.

 

Al centro del presepe, nel luogo più basso, si trova la grotta con altre grotte laterali di proporzione ridotte, in cui vi sono le greggi con il pastore, nell'atto di scaldarsi accanto al fuoco, animali da cortile, mucchi di paglia.

 

Impervi sentieri conducono alle montagne e alla grotta, simbolo materno per eccellenza, luogo della nascita miracolosa; un viaggio in “discesa”, attraverso il viaggio sotterraneo nelle viscere della terra, ove vincendo le angosce nella discesa nel buio, si partecipa alla nascita del sole, quindi il trionfo della luce sulle tenebre, cioè la rinascita della natura sull'inverno.

 

Ciò ricorda l'antica venerazione della dea Madre, cioè madre-Terra rappresentata in grotte, e cripte sotterranee come una madre col bambino dalla pelle scura. Le grotte come in tutti i culti pagani sono fonte di mistero e custodi di tesori e ricchezze.

 

A volte il presepe presenta una struttura a torre dove,dal punto più alto dove è arroccato il castello di Erode difeso dai suoi centurioni armati, (un potere rispettato perché è temuto, ma nello stesso tempo un potere che teme ogni attacco esterno ed interno alle mura), si procede a spirale, anch'essa simbolo di perfezione, di vita e rinascita, al luogo più basso ove, in primo piano è ubicata la grotta.

 

Quest'ultima si configura come un incerto confine tra luce e tenebre, ingresso misterioso agli inferi, mistero di morte e vita. Nei miti pagani, l'ingresso dell'Ade, regno dei morti è una grotta.

 

La grotta è anche luogo magico se letta in riferimento all'antro della Sibilla Cumana o, se si pensa ad una popolare leggenda napoletana secondo cui Virgilio, dotato di poteri magici, in una notte, con l'aiuto di potenze sovrumane, costruì una grotta che mettesse in collegamento Pozzuoli con gli abitanti dei paesi limitrofi.

 

 

 

 

 

L'ACQUA E IL FIUME.

 

 

 

L'Acqua stessa è carica di simboli e significati: è riferimento ai liquidi che avvolgono il feto nel grembo materno, ma anche carica di valenze religiose se si pensa che le acque esistevano prima della creazione.

 

 Il simbolismo delle acque implica tanto la morte che la resurrezione. Il contatto con l'acqua comporta sempre una rigenerazione sia perché è emblema di nuova nascita, si pensi all'acqua battesimale intesa come purificazione, sia perché l'immersione fertilizza.

 

L'acqua è bene indispensabile per l’uomo.

 

 

 

Il fiume sul presepe è segno del tempo che scorre, simbolo del ciclo vitale, della nascita e della morte.

 

E' esso stesso linea di confine tra il mondo dei vivi e mondo dei morti.

 

Si ricorda le antiche credenze Greco-romane in in cui i morti venivano traghettati dall'altra parte del fiume per raggiungere il loro posto pagando con due monete il viaggio. Le monete erano quelle poste dai loro cari sugli occhi dei defunti. Anche Dante nella Divina Commedia scrive di questa credenza parlando di Acheronte, un demone il cui compito era traghettare sull'altra sponda le anime dei defunti.

 

 

 

  IL POZZO

 

Il pozzo è uno degli elementi più ricorrenti nella tradizione perché rappresenta il collegamento tra la superficie e le acque sotterranee.

 

Ad esso si associa la Madonna, per cui in Campania diverse chiese si intitolano alla “Madonna del pozzo” (Somma Vesuviana, Castellammare, ecc.). Alla figura del pozzo si richiamano molte credenze e leggende natalizie. Una volta ci si guardava bene dall'attingere acqua dal pozzo nella notte di Natale; si credeva che al suo interno fossero rifugiati spiriti diabolici capaci di possedere la persona che ne avesse bevuto l'acqua.

 

Secondo un'altra superstizione si credeva che nei riflessi dell'acqua attinta sempre la notte della Vigilia e di Natale, apparissero le teste di tutti coloro che sarebbero morti entro l'anno.

 

Nell'Avellinese, si raccomandava ai bambini di tenersi lontani dai pozzi nelle sere delle festività natalizie, perché in quel periodo era in agguato un essere demoniaco detto “Maria 'a manilonga ” che dall'interno del pozzo allungava le mani afferrando gli incauti bambini, per poi trascinarli nelle acque sotterranee del pozzo.

 

Superstizione simile era presente anche nel Casertano dove si raccontava ai bambini, di non avvicinarsi ai pozzi perché vi era un vecchio all'interno che allungando il suo bastone ad uncino, catturava i piccoli portandoli con sé nella profondità del pozzo stesso. Questi racconti  duravano per tutto l'anno con lo scopo di evitare pericolosi incidenti ai bambini che spaventati non osavano affacciarsi al pozzo.

 

La leggenda, vuole che nel pozzo cadde la stella cometa al termine del viaggio dei re Magi dando origine alla leggenda del pozzo dei desideri.

 

 

 

LA FONTANA.

 

Le scene in cui si colloca la fontana, sono ricorrenti rappresentazioni magiche, relative alle acque che provengono dal sottosuolo.

 

Nelle favole popolari la fontana è luogo di apparizioni fantastiche o di incontri amorosi.

 

La donna alla fontana inoltre, è attinente alla figura della Madonna che, secondo alcune tradizioni e nei Vangeli Apocrifi, avrebbe ricevuto l'Annunciazione mentre attingeva l'acqua alla fonte con una brocca.

 

Di fianco alla fontana deve stare la “lavandaia” che sempre secondo i Vangeli Apocrifi, fu la levatrice di Gesù e ne lavò i panni, rendendoli candidi come la verginità di Maria e per spirito di carità lavò le fasce di tutti i bambini poveri.

 

 

 

IL PONTE.

 

Il ponte è ricorrente nel presepe, è noto simbolo di passaggio ed è collegato alla magia, col mondo dell'Aldilà.

 

La presenza del ponte suggerisce l'idea del passaggio pericoloso presenti nei rituali e nelle mitologie iniziatiche e funerarie.

 

L'iniziazione, la morte, la conoscenza assoluta, la fede, equivalgono ad un passaggio da un modo di essere ad un altro.

 

I trapassati della mitologia iraniana, si servivano del ponte Civat per il loro viaggio post mortem: esso ha lo spazio di nove lance per i giusti, ma per gli empi è sottile come la lama di un rasoio. Sotto il ponte Civat si apre l'abisso infernale.

 

Nelle tradizioni cristiane, i peccatori, incapaci di attraversare il ponte per il Paradiso, vengono precipitati nell'Inferno.

 

Le leggende medievali parlano di ponti irti di chiodi, su cui devono passare gli eroi, a mani e a piedi nudi e il passaggio avviene con angoscia e sofferenza.

 

Il ponte è simbolo del viaggio del cammino del pellegrinaggio verso il mondo dei morti, verso l'aldilà.

 

Alcune favole raccontano di ponti costruiti in una sola notte per opera dei diavoli; in altre, si narra di tre bambini, di nome Pietro, uccisi e seppelliti nelle fondamenta della costruzione allo scopo di tenere magicamente salde le arcate. Si ricorda che i grandi costruttori di ponti furono gli antichi Romani di culto pagano quest'ultimo associato al diavolo.

 

Perciò il ponte è transito e limite che collega il mondo dei vivi a quello dei defunti, è luogo di spaventosi incontri notturni che si verificano soprattutto nel periodo natalizio. Secondo le superstizioni vi appare il lupo mannaro, la monaca con la testa mozza dell'amante decapitato, i suicidi che da lì si son gettati, i morti giustiziati, gli impiccati, ecc.

 

In riferimento al segno del ponte, a Grottaglie e a Napoli, nel giorno dell'Epifania il presepe si arricchiva di una singolare scena. Vale a dire che lì, dove è situato un ponte fra due dirupi si collocavano dodici figurine di confrati scalzi e incappucciati,che mostravano il pollice della mano sinistra fiammeggiante; essi rappresentavano i mesi morti o i dodici giorni del periodo natalizio, al seguito dei Magi, ritornavano nell'Aldilà.

 

 

 

 

 

IL MULINO.

 

Il significato simbolico del mulino è alquanto complesso. Emblematico è il segno delle ruote o delle pale che girano come raffigurazione del tempo. Chiara è l'allusione al nuovo anno, immaginato come una ruota che riprende a girare.

 

Del mulino, è significante, nel senso infero, la macina che schiaccia il grano, per produrre farina bianca, che,come è noto, è antica simbologia della morte, ma anche della purezza con la verginità, (dello stesso colore sono: gli abiti da sposa, i confetti, i dolci natalizi, il camicione di Pulcinella, ecc.). Ma la farina assume anche valenza positiva, per il fatto che diventa pane, alimento indispensabile al nutrimento di tutti, (si ricordi che Cristo è detto il “Pane della vita”). È importante ricordare il ciclo vitale terreno con le stagioni che si susseguono secondo un'ottica antica e “agricola”: il raccolto andato a buon fine finisce nel mulino e qui si trasforma in cibo vitale.

 

Inoltre, anche per il mulino c'è un riferimento mariano, sia nel culto locale  alla “Madonna del setaccio”, (una raffigurazione di Maria vestita di bianco con un setaccio tra le mani), sia in quello alla “Madonna del Mulino” che si venera a Lugo.

 

Il mulino, ricorda la carta X dei Tarocchi “La  ruota” che oltre al tempo, rappresenta la  ciclicità della vita nelle fasi essenziali (infanzia, gioventù, vecchiaia), e nei giochi è detta la “Ruota della Fortuna” che come la ruota gira e può essere mutevole.

 

 

 

L'OSTERIA.

 

L'osteria assomma in sé una complessità di significati, riconduce in primo luogo, ai rischi del viaggiare. Anticamente percorrendo lunghi e faticosi itinerari in carrozza, a cavallo o a piedi, si era obbligati a sostare di notte presso un'osteria per rifocillarsi e riposare.

 

Nel repertorio narrativo ricorrono figure di albergatori malvagi, che derubano,  avvelenano o uccidono nel sonno gli sventurati viaggiatori.

 

Una leggenda napoletana narra di un oste che nei giorni precedenti al Natale, ammazzò tre bambini, li fece a pezzi e li mise in una botte, con l'intento di servirne le carni agli avventori, spacciandole per filetti di tonno. Ma giunse all'osteria San Nicola che ricusò di  mangiare, benedisse quei miseri resti e risuscitò i tre bambini.

 

Inoltre, l'osteria del presepe, allude al viaggio di San Giuseppe e di Maria in cerca di alloggio, episodio che nella Cantata dei Pastori si sviluppa con il diavolo Belfagor, travestito da oste, il quale tenta di adescare la sacra coppia per sopprimere la Madre di Gesù.

 

L'osteria quale luogo diabolico, pericoloso e tenebroso, dove l'uomo si abbandona al piacere materiale del cibo e del bere, si contrappone in opposizione alla  grotta benedetta. 

 

Al mangiare natalizio si associa il banchetto dei morti, la voracità intesa anche come fine dell'anno. L'osteria aggregata alla grotta, esprime anche il pericolo corso dal Bambino di essere divorato o ucciso subito dopo la nascita. Non va dimenticato che lo stesso Bambino è sempre stato rappresentato dalla tradizione cattolica, in una mangiatoia.

 

Il percorso del presepe napoletano è anche rappresentazione della “rivoluzione religiosa” che avverrà con la morte del Messia. Il vino e il pane saranno i doni con i quali Gesù istituirà l'Eucarestia, diffondendo il messaggio di morte e resurrezione. Contrapposto a ciò, la figura di Cicci Bacco, retaggio delle antiche divinità pagane, del dio del vino, che si presenta spesso davanti alla cantina con un fiasco in mano.

 

Dell'osteria si riconosce un'abbondanza di cibarie: salsicce, caciocavalli, carni fresche macellate, fiaschi di vino, piatti colmi di maccheroni, pani, cibo simbolicamente alla portata di tutti, tra cui razzolano animali da cortile, mentre gli astanti sono allietati da musici.

 

In questo senso l'osteria è espressione della variopinta popolazione partenopea avvezza al pasto in  comune, al piacere del mangiare e del bere portato all'eccesso fino a diventare crapula o sbornia, soprattutto presso quelle classi che erano solite mangiar poco e bere acqua durante l'anno.

 

La stessa abbondanza di ogni sorta di ghiottoneria, mostra che non si riproduce una generica e comune “bettola” di campagna, che erano rare nel Regno di Napoli, e quelle poche che c'erano erano sudice, squallide e povere. Gli stessi frequentatori presepiali,  hanno impressi nei loro volti, non l'aria stanca del viandante di passaggio, ma la passione per la buona tavola, le donne e il gioco, tra di essi, spesso si scorge il solito attaccabrighe pronto a mettere la mano al coltello.

 

L'osteria del presepe ricorda le macchine della cuccagna, il paese di balocchi, edificate per la gioia del popolo e dei sovrani fino al volgere del XVIII secolo; trionfo dell'abbondanza alimentare, diluvio carnevalesco di commestibili, paradiso alimentare di quelli classi più misere della società.

 

 

 

SIGNIFICATI DEI PERSONAGGI DEL PRESEPE.

 

 

 

LA MADONNA.

 

Simbolo di purezza a cui spesso le si abbina il giglio bianco, vera madre amorevole. Il colore delle vesti sono: il manto di colore azzurro che simboleggia la sua funzione di Regina dell’universo e il bianco o il rosa simbolo di purezza.

 

Viene anche rappresentata in un tutto unico con il Bambino, con il manto che lo avvolge come a protezione o comunque a significare il Mistero grande della nascita che li accomuna.

 

Fino al XIV secolo la Madonna veniva rappresentata sdraiata accanto al figlio come una comune donna dopo il parto.

 

In seguito sarà rappresentata in ginocchio con le mani sollevate e allargate simboleggiando lo stupore e l'accoglienza. Non è l'atteggiamento di una madre, ma di serva che accetta la volontà divina.

 

  

 

SAN GIUSEPPE.

 

Simbolo di virtù matrimoniale e umiltà, lavoratore, responsabile della famiglia, assiste moralmente la sposa e accudisce il figlio putativo con molta umiltà è l’intelletto che si inchina a Dio, accettandone la volontà.

 

Nei dipinti è rappresentato come se fosse estraneo alla famiglia, e spesso il suo manto è marrone o giallo. Il Concilio Laterano IV (1215) fissa il colore giallo come simbolo degli ebrei.

 

 

 

Le PECORE: bisognose della custodia dei pastori, a loro si affidano con ingenuità e mansuetudine, chiari simboli di fiducia, devozione, innocenza ed onestà.

 

 

 

IL BUE E L'ASINELLO.

 

Il bue e l'asinello sono tipici di tutti i presepi; sono allegoria degli Ebrei e dei Gentili che riconoscono la divinità del loro re.

 

La leggenda del bue e dell'asinello, viene canonizzata anche dalla Chiesa e la letteratura racconta che la notte di Natale, anche le belve feroci diventano mansuete.

 

Un'altra leggenda vuole che la notte della Vigilia di Natale, gli animali oltre ad essere tutti mansueti, acquistino per qualche ora il dono della favella comunicando fra di loro.

 

L’asino e il bue con il loro fiato, scaldavano il Bambino. Spesso il bue e l'asinello assumono significati opposti, ma complementari fra loro.

 

ASINO

BUE

l  Antico testamento

l  Nuovo testamento

l  La notte

l  Il giorno

l  I pagani: rappresenta i Gentili piegati dal carico dell'idolatria.

l  In Egitto l'asino rosso incontrava l'anima dopo la morte;

l  in Grecia era sacrificato nel recinto sacro di Delfi; Dionisio e i suoi seguaci cavalcavano asini, Ezechiele lo aveva identificato come simbolo di lussuria (Ez.23,20),

l  nel Libro dei Numeri è l'animale che capisce Dio più degli uomini, (Num.22,22)

l  Il popolo eletto: rappresenta gli Ebrei sottomessi alla Legge di Mosè, rappresenterà i futuri cristiani.

l  Il bue rappresenta il principio generativo, la forza sessuale ed è simbolo della fertilità e fecondità.

l  Umile, intelligente e paziente sopporta la fatica, è simbolo di tenacie e semplicità.

l  Paziente, forte, umile e robusto, nei Vangeli è sottomesso, lavora i campi di Dio.

l  Animale di regale sapienza, l'asina bianca era cavalcata da re e regine.

l  Animale sacro alle divinità maschili e solari, presenti nei sacrifici ad Apollo presso l'oracolo di Delfi.

l  Animale sacro alla Luna ed alla Dea Madre, fin dalla preistoria per le sue “corna lunate” allegoria del cambiamento e del tempo, rappresentazione dell'archetipo femminile. Spesso sacrificato nei riti pagani alle divinità soprattutto in Asia Orientale e in Grecia. In Egitto si ricorda il sacrificio del “bue Apis”.

l  Accompagna Cristo per tutta la vita, dalla fuga in Egitto, all'entrata a Gerusalemme (domenica delle Palme)(Mt.21,2). Zaccaria l'aveva predetto (9,9):”Esulta grandemente figlia di Sion, giubilia, figlia di Gerusalemme! Ecco a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino...

l  Animale positivo, sarà poi simbolo dell'Evangelista Luca.

 

 

 

Il bue e l'asinello che col loro fiato scaldano il Bambino, sono visti come richiamo ai due ladroni sulla croce, di cui uno fiducioso in Gesù e l'altro scettico.

 

 

 

I PASTORI.

 

Appaiono i destinatari prediletti della buona novella dell'annunciazione, essi hanno come casa la natura e come tetto il cielo e la loro unica certezza è affidata all'unile fatica di ogni giorno. Quasi tutti ispirati alle realistiche figure dei pastori abruzzesi. I pastori ricevono l'annuncio della nascita di Gesù mentre sono al riparo sotto una palma e davanti al fuoco.

 

Il Fuoco, è la vita stessa, l'energia vitale purificatrice; è nel profondo del cuore umano, come esiste nella profondità della terra, un fuoco fisico che la natura provvede a rivelare attraverso i terremoti e le eruzioni dei vulcani.

 

La grande Palma, è la raffigurazione “dell'Albero della Vita”, pianta misteriosa che Dio aveva creato nel Giardino dell'Eden, accanto all'Albero della “Conoscenza del Bene e del Male” ; del primo potevano cibarsi  i progenitori Adamo ed Eva, mentre la frutta del secondo era proibita.

 

La palma oltre a rappresentare l'albero della Vita, era anche l'albero della Pace e dell'Abbondanza, tipico dell'area mediorientale, ma anche Albero della Vittoria. L'ingresso di Gesù in Gerusalemme, avviene su un tappeto di foglie di palma.

 

 

 

 

 

I RE MAGI.

 

I Magi erano sapienti che sapevano interpretare i fenomeni celesti.

 

I Re Magi sono i nobili del presepe e sono rappresentati sui tre rispettivi cavalli dal colore bianco, rosso o baio (color rosso-bruno simile al colore della castagna), e nero.

 

Nelle favole campane tale cromatismo simboleggia l'iter del sole, (non per nulla i magi venivano dall'Oriente):

 

l  bianco per l'aurora,

 

l  rosso-baio per il mezzogiorno,

 

l  nero per la sera e la notte.

 

Tale simbologia è presente anche in molte fiabe russe.

 

I Re Magi,  rappresentano il viaggio notturno dell'astro, che termina lì dove si congiunge con la nascita del nuovo sole Bambino, credenza tipica delle tarde religioni mesopotamiche.

 

 

 

Dall'altra parte, in senso solare va interpretatala tradizione cristiana secondo la quale essi si mossero da Oriente, che è il punto di partenza del sole.

 

Questi personaggi, variamente rappresentati come astrologi o come re, devono essere collegati alla civiltà arabo-caldea, in cui operavano sacerdoti dediti allo studio del cielo con prerogative di potere.

 

 

 

Il numero dei Magi fu piuttosto controverso, oscillava fra due e dodici,un decreto papale di Leone I Magno infine, stabilì che i Magi fossero tre come i doni offerti.

 

Nel Vangelo armeno dell'infanzia è precisato che i Magi erano tre, ed è così che la tradizione li rappresenta, essi erano:

 

Gaspare, re di Arabia,

 

Melkon, poi Melchiorre, re della Persia,

 

Baldassarre, re dell'India.

 

 

 

La simbologia solare dei Magi era chiaramente espressa in passato, quando al loro corteo si aggiungeva una figura femminile detta “La Re Màgia”,  cioè una regina mora, evidente rappresentazione della luna, che segue il viaggio notturno dei tre sovrani. Essa veniva raffigurata in portantina sorretta da quattro schiavi, secondo la tradizione, rappresentava la fidanzata fedele del Re moro (altra simbologia della notte e della dea Iside).

 

 

 

Anche il seguito dei Magi era fonte inesauribile di spunti cui condensava l'immaginario artistico degli scultori del presepe napoletano che sull'imperante gusto esotico e orientaleggiante, sbizzarrivano la loro fantasia.

 

Nel '500 i tre Magi a volte erano rappresentati in groppa a tre diversi animali: il cavallo, il dromedario e l'elefante che rappresentavano rispettivamente l'Europa, l'Africa e l'Asia. (Cioè i continenti conosciuti, quindi la gente del Mondo).

 

A volte i magi venivano rappresentati:

 

l  Gaspare come un ragazzo,

 

l  Melchiorre come un vecchio,

 

l  Baldassarre un giovane di colore nero di circa trent'anni.

 

Ciò voleva significare le varietà delle razze e delle stagioni della vita, ossia un mondo cosmopolita.

 

 

 

I Magi sono la relazione visiva tra cielo e terra a causa dei doni, l'incenso è sempre stato il collegamento col cielo(metafisica) e quindi col Divino, la mirra e l'oro simboli materiali la terra (razionalità) destinati all'umano. Sui magi si sono create varie ipotesi e leggende, fra cui quella che essi fossero i discendenti di una antichissima ed evoluta civiltà, soffocata nella notte dei tempi e fiorita su un'isola favolosa come il mito di Atlantide.

 

I Magi oltre al loro corteo elegante di cortigiani, sono accompagnati da animali esotici, quali cammelli, elefanti ed alcune belve feroci qualche volta ammansite.

 

I cammelli sono simbolo di sobrietà, mansuetudine, obbedienza, anche se in qualche paese sono visti come simbolo di ira e pigrizia.

 

Spesso sono associati a simboli di potere e prestigio. Si dice che sognare un cammello porti fortuna, sognare una carovana di cammelli oltre alla fortuna porti ricchezza.

 

Gli elefanti, invece, forse per la loro grande mole, sono stati considerati  come cavalcature dei grandi re, simbolo di potere straordinario, intelligenti, in più interpretavano le virtù della saggezza e della temperanza. ( Si pensi agli antichi Romani rimasti sconvolti da questi animali guidati da Annibale, grandi, possenti, e mai visti.

 

Gli elefanti per la loro longevità, sono stati assunti nell'iconografia pre e post cristiana, quali interpreti dell'esistenza che si rinnova eternamente; reggitori e custodi dello stesso “Albero della Vita”, nel Giardino dell'Eden.   

 

 

 

I DONI DEI RE MAGI.

 

Alcune leggende dicono che i re magi erano partiti dal lontano Regno di Saba dove c'era la mitica Regina di Saba che li accompagnò fino a Gerusalemme dove si fermò a fare visita a Re Salomone. I doni portati a Gesù , erano il tesoro di Adamo trovato davanti alla grotta del monte  Nud, il Monte del Paradiso; il tesoro comprendeva: una grossa mela d'oro e trenta denari d'argento, che donati a Maria, persi casualmente durante la fuga in Egitto, furono trovati da un levita e consegnati al tempio di Gerusalemme sarebbero serviti per pagare Giuda Iscariota.

 

l  L'oro è anche l'emblema del sole, simbolo di luce, perfezione dominio: dono riservato ai re e alle divinità solari.

 

l  L'incenso era bruciato nei riti di purificazione e considerato l'elemento per avvicinarsi agli dei. I pagani lo usavano come benedizione e protezione dagli spiriti, oppure per favorire il raccoglimento e per elevare lo spirito.

 

l  La mirra è simbolo della duplice natura del Bambino divino alla cui umanità si augurava salute e guarigione da ogni male, con l'esotico profumo dalle taumaturgiche virtù. Era utilizzata in passato per profumare le salme dei defunti, i cristiani nel dono della mirra collegata alla notte, vedono il presagio della morte di Gesù crocifisso

 

 

 

 

 

IL DIAVOLO

 

In alcune tradizioni, il diavolo è impersonato dal panettiere o dal fornaio: il pane materiale sostituisce quello spirituale e sazia il corpo senza nutrire lo spirito. Spesso nei presepi napoletani il diavolo è rappresentato incatenato sopra alla capanna, per simboleggiare che la nascita di Gesù-Sole, ha sconfitto il diavolo-tenebre.

 

 

 

IL PESCATORE E IL CACCIATORE.

 

Il pescatore e il cacciatore esprimono due tipi di cultura successivi alla società matriarcale: la pesca e la caccia, le più antiche attività con cui l'uomo assicurò  i mezzi di sussistenza.

 

Il pescatore connotato dal colore bianco e rosso, è simbolicamente il pescatore di anime. Il pesce fu il primo simbolo dei cristiani perseguitati dall'Impero Romano. Infatti l'aniconismo, cioè il divieto di raffigurare Dio, applicato fino al III° secolo, comportò la necessità di usare dei simboli per alludere alla divinità. Tra questi c'era il pesce, il cui nome greco “ikthys” era acronimo di “Iesùs Kristhòs Theoù Yiòs Sotèr” (Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore).

 

Il cacciatore è l'ironico commento dei piccolo-borghesi napoletani, dell'arroganza e della presunzione di una classe aristocratica che ha sempre preteso di gestire la cultura, interpretandone i segni e le espressioni dall'alto della propria superficialità.

 

Le figure in coppia del cacciatore e del pescatore rinviano ad arcaiche rappresentazioni del ciclo morte-vita, giorno-notte, estate-inverno.

 

La pregnanza simbolica dei due personaggi è sottolineata, nel presepe dalla loro posizione canonica: il cacciatore si colloca in alto, mentre il pescatore è situato in basso, presso le acque fluviali, (quasi ad indicarne lo stato sociale).

 

Tale contrapposizione evidenzia la  dualità sacrale di una coppia attinente  al mondo celeste e a quello infero. Né si dimentichi che in tutte le tutte le antiche tombe egizie, etrusche e italiche sono ricorrenti le raffigurazioni funerarie della caccia e della pesca.

 

 

 

IL MERCATO E I VENDITORI NEL PRESEPE.

 

I venditori nel presepe sono numerosi, ma mettendo in relazione le loro attività lavorative col periodo calendariale in cui esse si svolgono, è possibile interpretare quei personaggi come personificazioni dei Mesi, che nei cortei carnavaleschi si presentano in tal modo:

 

 

 

Gennaio: macellaio o salumiere.

 

Febbraio: venditore di ricotta e formaggio.

 

Marzo: pollivendolo o venditore di uccelli.

 

Aprile: venditore di uova.

 

Maggio: rappresentato o da una donna con un cesto di ciliegie, o da una coppia di sposi recanti un cesto di ciliegie e frutta.

 

Giugno: panettiere o farinaro.

 

Luglio:venditore di pomodori.

 

Agosto:venditore di cocomeri.

 

Settembre: contadino o seminatore, venditore di fichi.

 

Ottobre: vinaio o cacciatore.

 

Novembre:venditore di castagne.

 

Dicembre: pescivendolo o pescatore.

 

 

 

I venditori rappresentano anche il Mercato, ricco di cibo a scongiurare la “fame cronica” che affliggeva il popolo partenopeo nel XVIII e XIX secolo, periodi in cui il presepe raggiunse il massimo successo popolare.

 

 

 

IL FRUTTIVENDOLO.

 

Questo personaggio mostra nelle sue ceste di vimini, ricche pigne d'uva, pannocchie, melograni, prodotti non invernali, ma dal significato augurale di ricchezza ed abbondanza, soprattutto se letto in relazione all'arrivo del nuovo anno.

 

 

 

IL DORMIENTE BENINO.

 

Il pastorello raffigurato in atto di dormire, che, per gli interessanti significati a lui connessi è personaggio di primaria importanza.

 

É ilriferimento al sonno in cui, nelle società primitive, sprofonda il Neofita durante il rito d'iniziazione che segna il passaggio dall'età della fanciullezza a quella adulta.

 

L'iniziazione comporta una triplice rivelazione: quella sacra, quella della morte, e quella della sessualità.

 

Il fanciullo ignora questa tre esperienze. L'iniziato conosce, le assume, le integra nella sua nuova personalità, ciò lo porta alla conoscenza. Quindi l'iniziato è un nuovo nato, o un resuscitato, un uomo che sa, conosce i misteri, perché ha ricevuto la Rivelazione.

 

Benino, solitamente è rappresentato in coppia col padre anziano e saggio di nome Armenzio, dove Benino è simbolo del nuovo anno, mentre il padre Armenzio è simbolo dell'anno che sta per finire. Attorno a loro ci sono dodici pecore bianche che rappresentano i dodici mesi dell'anno nuovo e i dodici segni zodiacali.

 

 

 

IL MONACO.

 

Viene letto in chiave dissacrante, come simbolo di unione tra sacro e profano è figura beffarda dispettosa e burlona come il destino, ma può portare anche gioia, fortuna e serenità. Per cercare di entrare nelle sue “grazie”, lo si colloca nel presepe presso la capanna.

 

 

 

IL PRESEPE NAPOLETANO OGGI.

 

 

 

La vera portata e lascito culturale del presepe napoletano risiedono nel realismo delle sue rappresentazioni. Non è più solo un simbolo religioso,  ma uno strumento descrittivo, identificativo e unificante della comunità di appartenenza nella sua dettagliata composizione. Si potrebbe forse dire che il presepe napoletano è stato e rimane un veicolo di identificazione della “gens napoletana” e l'antesignano di quel realismo che ha caratterizzato le rappresentazioni teatrali e le produzioni cinematografiche napoletane. Oggi alcuni artigiani del presepe, producono anche pastori che rispecchiano le personalità dei nostri tempi, come nella caratteristica via di San Gregorio Armeno, nel centro storico di Napoli,  che è famosa in tutto il mondo per la produzione artigianale di presepi. Ogni inizio novembre con i suoi presepisti, dà l'avvio alla costruzione di presepi all'aperto.

 

Oggi per opera di nuovi artisti il presepe classico si è evoluto creando presepi vari, da quelli in miniatura dentro alle lampadine, all'interno di una cozza, di una rosa essiccata, nel seme di zucca, o in una lenticchia, (ad opera del Maestro d'arte Aldo Caliro); a quelli in ferro e bulloni, stilizzati, di luce, di vari materiali e anche subacquei.

 

 

 

Questo scritto panoramico sulla simbologia del presepe è molto riduttivo per le numerose leggende e simbologie non trattate. Ciò è solo uno spunto per dare l'idea dell'immensa cultura  celata dietro al semplice atto “del fare il presepio” che mescola antiche conoscenze con l'arte, il sacro, il profano. Queste informazioni sono state tratte da antichi racconti popolari, interviste agli artigiani del presepe e da alcuni siti visti tramite internet.

 

 

 

                             Riselli Monia

 

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