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Ad inizio settimana un articolo di Marco Fortunato ci ha informato circa "nuove" intercettazioni riguardanti il sindaco e l'ex presidente del consiglio Luca Cairoli.
Tramite gli account Facebook L'Alternativa ha condiviso l'articolo.

Proprio per evitare bagarre e permettere al primo cittadino di fornire le dovute spiegazioni circa l'accaduto, ci siamo limitati a condividere la notizia (sacrosanto diritto costituzionale) senza commentarla, rimanendo coerenti con lo spirito da noi adottato dopo gli ultimi accadimenti e ribadito nell'ultimo articolo su Fino Notizie.

Sono proprio questi i motivi per cui rimaniamo molto amareggiati dalle dichiarazioni del sindaco Napoli alla stampa.
Un attacco diretto alla mia persona e al mio gruppo, accusati di essere i responsabili di tutto questo parlare di Fino Mornasco e ndrangheta.

È vero, Marco Fortunato è un mio amico, sono cose che capitano quando ci si trova sovente a far fronte comune contro la mafia, è altresì vero che ho ottimi rapporti con importanti esponenti della lotta per la legalità, ma anche in questo caso è per il motivo di cui sopra.

Ringrazio infinitamente la maggioranza per aver contribuito ad accrescere la mia autostima ma purtroppo c'è stata una notevole sopravvalutazione di Rossella Pera e de L'Alternativa: se i giornali parlano di questi fatti, se la commissione antimafia attenziona il paese, se le forze dell'ordine scrivono rapporti e fanno intercettazioni a voi, non è di certo perché conosco quel giornalista o quel politico o quel carabiniere; il perché tutto questo avviene siete voi che dovete spiegarlo a noi.

Ritengo inaccettabile che si continui a screditare pubblicamente L'Alternativa accusandola di razzismo nei confronti dei calabresi. Ben due membri e mezzo de L'Alternativa sono calabresi, molti ne abbiamo tra i nostri sostenitori e tesserati, nessuno ha mai affermato che tutti i calabresi sono ndranghetisti né, tantomeno, che la maggior parte delle famiglie calabresi residenti a Fino Mornasco sono delinquenti. Non pare che il continuare ad attaccare l'opposizione con, come in questo caso, pretesti fasulli e non conformi alla realtà, possa essere di utilità alcuna alla cittadinanza ma soprattutto alla soluzione di un problema di cui, mi era parso, si condivideva l'idea di un fronte comune e compatto.

Credo che i cittadini siano più interessati alla notizia piuttosto che al suo divulgatore che, nella fattispecie, è una persona conosciuta e riconosciuta per le sue competenze in tema di antimafia, che si è limitato ad informarci di talune intercettazioni riportando commenti fatti non da lui ma dalle forze dell'ordine.

Ogni cosa deve essere contestualizzata e i protagonisti di un dato episodio hanno il sacrosanto diritto di difendersi e portare le proprie ragioni, per questo continueremo comunque a perseguire il nostro impegno all'insegna dell'unità. Ci auguriamo però che la si smetta di cercare di portare altrove l'attenzione e che ci si decida una buona volta a prendere il toro per le corna.

Rossella Pera

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Quest'anno non è stato facile per il nostro paese.
Ombre, dubbi e vecchi fantasmi sono tornati alla luce del sole con forza e talvolta con spettacolarità.
Lo stesso Consiglio Comunale non ne è uscito indenne: abbiamo assistito alle dimissioni del Presidente del Consiglio, in palese contatto con gli ambienti della malavita organizzata, a quelle poco chiare dell'assessore all'urbanistica, alla dipartita di quattro componenti delle commissioni e alla condanna per ricettazione di Luciano Introzzi, già membro di maggioranza nello scorso Consiglio Comunale.
Ultima e non meno preoccupante la presunta ammissione da parte del Sindaco di pressioni da parte di esponenti della ndrangheta.


Ribadiamo che, con un simile quadretto familiare, se ci fossimo trovati noi nella medesima situazione avremmo optato per le dimissioni e per il ritorno al voto. Come ripetuto più volte la responsabilità politica non deve necessariamente combaciare con quella giudiziaria.

Nessuno di noi è in grado di affermare senza remora che la nostra amministrazione o il nostro Sindaco abbiamo commesso atti giuridicamente rilevanti dal punto di vista penale, non è un compito che spetta a noi ma agli organi inquirenti.
Il principio del garantismo non funziona a targhe alterne: la giustizia sommaria e i processi di piazza hanno sempre portato innocenti al patibolo e questo è inaccettabile.
Abbiamo trovato di assoluto cattivo gusto le reiterate battute sulle lacrime del Primo Cittadino, uno sfotto' becero e ignorante. Gioia e dolori sono fattori umani e personali e riteniamo che un interrogatorio da parte dei ROS sia tutto fuorché una piacevole passeggiata nei prati. Da questo punto di vista esprimiamo la nostra reale solidarietà.
Ci auguriamo però che il futuro non ci riservi nuove sorprese o nuove torbide circostanze che incrementerebbero le perplessità circa la gestione del nostra realtà comunale.
Per quanto la situazione ci preoccupi, registriamo con favore che finalmente anche la maggioranza ha compiuto i dovuti passi indietro, riconoscendo quello che noi denunciavamo da mesi: la presenza radicata di famiglie e realtà ndranghetiste.
Intimidazioni, estorsioni, ricatti, sequestri di persona, occultamenti di cadavere e omicidi sono termini con cui abbiamo, ahinoi, dovuto prendere progressivamente confidenza.
Un numero non risibile di arresti ha coinvolto nostri concittadini e la presenza del super-pentito Luciano Nocera fa presagire che la situazione sia in divenire e che altri scheletri usciranno dall'armadio.

Siamo dunque convinti della necessità che tutte le forze politiche presenti a Fino Mornasco debbano fare quadrato per intervenire e perseguire una lotta dura e senza quartiere alla mafia che tiene in scacco la nostra comunità.
A prescindere dalle posizioni e dalle distanze ideologiche, è necessario che tutti comprendano che abbiamo un problema enorme e che la "legalità" non è una bandiera, un vessillo da innalzare o esclusiva di questo o quel gruppo politico.
È necessario accantonare i dissidi a mettere in atto, insieme, tutta una serie di misure atte a dimostrare che qui non c'è più posto per i delinquenti e i farabutti.
Non secondario è l'atteggiamento che tutti i cittadini dovrebbero assumere.
Troppo spesso consideriamo la cittadinanza alla stregua di agnelli da difendere dal lupo cattivo. Questo rappresenta la realtà solo fino ad un certo punto; non possiamo negare che taluni individui non sarebbero riusciti a radicare i loro comportamenti delittuosi senza l'incentivo di una certa connivenza culturale.
Esattamente come i loro amministratori, gli abitanti di Fino Mornasco hanno diritti e doveri anche morali nei confronti della comunità; ognuno di noi deve assumersi responsabilità e stabilire per quale parte intende lottare.
Se la corruzione è sempre molto criticata durante le “fumose chiacchiere da bar”, nei fatti viene sovente scusata quando riguarda interessi particolari. Diciamocelo chiaramente: il politico  che ci fa favori personali generalmente ci sta “un sacco simpatico”.
In ogni situazione la coerenza è fondamentale, così come fondamentale è ricordare che gli amministratori non sono tenuti a perorare nessuna causa personale, non sono tenuti a fare favori al singolo individuo ma lavorano  al fine di perseguire il bene e gli interessi della comunità intera: dal benessere generale ne ricava giovamento anche il singolo. E' questa la base di uno stato legale e democratico.
Va da sé che invitiamo ogni persona, ogni forza politica e in particolare il Primo cittadino a denunciare qualsiasi atto intimidatorio o qualsiasi circostanza sospetta immediatamente e senza paura.
Se combattiamo uniti e compatti questa guerra la vinciamo noi. Non possono mica ammazzarci tutti!

L'Alternativa.

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Come capogruppo de l'Alternativa ho deciso di presentarmi al fine di spiegare la motivazione per cui il nostro gruppo non parteciperà all'odierno Consiglio comunale.

Il Regolamento del Consiglio Comunale (Art. 5 comma 1) recita: Gli atti relativi agli argomenti iscritti all'ordine del giorno sono depositati presso la segreteria comunale cinque giorni prima per le sessioni ordinarie, tre giorni prima per le sessioni straordinarie e 24 ore prima per le sedute di urgenza e nei casi di comprovata necessità. Nel conteggio dei giorni non deve essere computato quello previsto per l'adunanza.

Riscontriamo dunque una prima incongruenza, dal momento che la notifica di Consiglio comunale ci è pervenuta alle ore 13.00 di ieri, martedì 19 maggio e quindi non è stato rispettato l'anticipo di 24 ore (escluso il giorno dell'adunanza) come regolamento prevede.

Lo stesso comma recita inoltre: “Nel caso eccezionale in cui non sia stato possibile depositare gli atti relativi ad un documento iscritto all'ordine del giorno entro le 24 ore antecedenti la seduta, il Consiglio deciderà, nelle forme previste per la votazione delle deliberazioni, sull'ammissibilità della discussione del relativo punto all'odg”.

Riteniamo che la causa di urgenza debba provenire da effettive criticità impreviste e non da pigrizia nel rispettare i tempi. La motivazione che la maggioranza apporta riguardo l'urgenza è la seguente:

“Si ravvisa la necessità di anticipare in via d'urgenza il consiglio comunale fissato per il 23 maggio, al fine di poter approvare il punto sulla rinegoziazione dei mutui e la correlata variazione di bilancio, in quanto sussiste a necessità di dover inserire nel sito della Cassa Depositi e Prestiti entro il 22 maggio gli estremi della delibera di approvazione dell'operazione di rinegoziazione dei mutui.
Non si è potuto appurare precedentemente tale circostanza in quanto il Portale Finanziamenti della Cassa Depositi e Prestiti risultava bloccato e non era possibile accedere alle informazioni da poter inserire”

Il gruppo l'Alternativa ha riscontrato che tale urgenza in realtà non sussiste perché dal portale Cassa Depositi e Prestiti apprendiamo che il provvedimento è datato 28 aprile e che la prima fase di adesione andava dall' 8 al 22 maggio.
L'Alternativa ricorda che era possibile convocare una riunione dei Capigruppo per discutere la situazione e l'eventuale soluzione.
L'Alternativa fa presente anche che sarebbe bastato convocare il Consiglio comunale domani, giovedì 21 maggio. Con questa soluzione si sarebbero rispettati i tempi previsti sia dal Regolamento circa le adunanze d'urgenza sia la data di scadenza del bando ovvero il 22 maggio.
L'Alternativa conclude dunque ricordando alla maggioranza che i diritti delle minoranze sono tutelati dalla nostra Costituzione, non è possibile richiedere ad un gruppo di partecipare ad una discussione e quindi ad una votazione senza aver avuto il tempo di visionare e studiare gli atti depositati.

Per questi motivi il gruppo L'Alternativa si ritira dal presente consiglio comunale con l'intenzione di ricorrere al TAR, al fine di invalidare la seduta presente.

Si ricorda che il nostro gruppo non ha mai abbandonato il consiglio comunale con motivazioni di ideologia politica ma oggi lo fa a causa della mancanza di rispetto del diritto dei gruppi di opposizione di svolgere correttamente il proprio lavoro.

L'Alternativa solo una volta ha abbandonato la seduta prima del termine, ovvero all'ultimo Consiglio comunale del mese di dicembre quando la sottoscritta è stata informata che il padre era stato ricoverato in ospedale per un ictus e, dopo averne dato comunicazione all'allora vice presidente del Consiglio comunale Simone Pisaniello, ha abbandonato il Consiglio a due punti dal termine.

In quell'occasione il Sindaco, che era a conoscenza della motivazione, invece di esprimere solidarietà, sottolineò davanti al pubblico presente la mancanza di serietà da parte dell'opposizione, certo il padre era il mio non il suo.

Auspichiamo dunque che la nostra posizione, se non condivisa (cosa che ci auguriamo fortemente) venga quantomeno rispettata dalla maggioranza senza speculazioni propagandistiche.


L'Alternativa

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Hai paura della ‘ndrangheta? Temi di subire ritorsioni? Allora è giusto che un Primo Cittadino eviti di avere problemi e favorisca i clan. Purtroppo questo non è un pensiero, a dir poco assurdo, del sottoscritto, ma una semplice deduzione che deriva dal comportamento del Sindaco di Fino Mornasco Giuseppe Napoli.

L’ordinanza della Giunta

Ma andiamo con ordine. A seguito delle lamentele di alcuni residenti per il “rumore” proveniente da un noto locale della zona, la Giunta Comunale emana un’ordinanza per chiudere un’ora prima i locali notturni. Fin qui tutto bene, anzi, il comportamento della Giunta è encomiabile.

Quello che preoccupa, però, avviene poche settimane dopo: l’entrata in vigore dell’ordinanza viene posticipata di qualche mese. E il perché lo spiega lo stesso Napoli davanti ai Carabinieri pochi giorni dopo l’operazione Insubria, che ha svelato i nuovi assetti della ‘ndrangheta nella provincia lariana e che attualmente vede imputato tra gli altri il capo della Locale di Fino Mornasco, Michelangelo Chindamo, per il quale sono stati chiesti 20 anni di carcere.

«È vero – ammette davanti ai Ros – il timore degli uomini dei clan “ha condizionato le mie scelte. Ho deciso di procedere con la nuova ordinanza per paura. Ero terrorizzato”. E prosegue: “non che ci fossero minacce esplicite [...] ma temevo che mi sarebbe successo qualcosa se avessi leso gli interessi” di persone note per essere vicine alla criminalità calabrese.»

Oggi, in un’intervista concessa al quotidiano “La Provincia”, Napoli ritratta le sue dichiarazioni ai Ros, affermando che non ha posticipato l’ordinanza per paura, ma per evitare possibili “ricorsi” dei gestori dello stesso bar.

“Vittima di un sistema malavitoso”

Nel corso del medesimo colloquio, quando chiedono al Sindaco Napoli se percepisce la presenza della ‘ndrangheta nel suo Comune, la risposta è esemplificativa:«Sì, si coglie dalla ritrosia delle persone ad affrontare l’argomento. Intimorisce solo nominare la parola ‘ndrangheta. Ieri l’altro un giornalista mi ha detto di essere stato in giro per il paese e nessuno ha voluto rilasciare commenti sulla vostra operazione Insubria». Anche Luca Cairoli, l’ex Presidente del Consiglio Comunale la pensa così su questa vicenda: «Il sindaco e io eravamo intimoriti.»

Da queste dichiarazioni non emergono dubbi sui pensieri del sindaco. La ‘ndrangheta c’è ed è ben identificata. Esse però vanno in contraddizione con quanto dichiarato pochi mesi prima, quando i giornali avevano appena pubblicato le intercettazioni tra Cairoli e Luciano Nocera.

Infatti il sindaco aveva dichiarato che Cairoli è stato «vittima di un sistema malavitoso» e lo stesso Cairoli ha affermato: «mai mi sarei sognato che le persone con cui parlavo facessero parte della ‘ndrangheta». Lo stesso Sindaco, come riportato dal quotidiano “Il Giorno” a proposito di un suo colloquio con Klaus Davi (inchiesta sull’omertà qui), aveva detto: «Questi dialoghi risalgono a più di quattro anni fa e Luca non sapeva che quella persona era legata alla ’ndrangheta, su questo ci metto la mano sul fuoco». Ammettendo che ciò sia vero, vuol dire che in poco tempo i due hanno ben capito con chi avevano a che fare, ma non hanno deciso di denunciare, bensì di assecondare i clan.

Il “puzzo del compromesso”

Nello stesso colloquio sopraccitato, Napoli afferma: «In questi anni non nascondo di aver avuto paura. Ho ricevuto minacce anch’io, ma ho sempre pensato che mollando l’avrei data vinta a chi vuole imporci il silenzio. In passato c’è chi ha messo la testa sotto la sabbia come lo struzzo, qui come altrove, noi abbiamo cercato di portare pulizia».

Qui compare una seconda contraddizione. Sì, perché il colloquio è del dicembre 2014, l’ordinanza “cancellata” è del 2013. Un anno dopo Napoli mente clamorosamente al giornalista. Molti amministratori nazionali, regionali e comunali parlano di “lotta alla mafia”, ma spesso, purtroppo, sono solo parole al vento.

Due citazioni di un giudice che ha combattuto davvero la mafia, Paolo Borsellino, possono far capire benissimo ciò che va fatto.

«La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità».

«Vi è stata una delega totale e inammissibile nei confronti della magistratura e delle forze dell’ordine a occuparsi esse solo del problema della mafia [...]. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto».

Articolo di Marco Fortunato pubblicato su Stampo AntiMafioso

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Hai paura delle ndrangheta? Allora assecondala!

E' questo il messaggio di coraggio che ci manda oggi il nostro sindaco Giuseppe Napoli.
Come gruppo Alternativa siamo furenti per il messaggio che viene mandato dai nostri amministratori (gli stessi che nelle varie "passerelle" antimafia ripetevano con forza ipocrita "Bisogna denunciare!") ma al contempo soddisfatti che lentamente la verità venga a galla. Andiamo per punti perché di cose da dire ce ne sono troppe.

L'articolo in questione ci riferisce di alcune pressioni fatte dai titolari di un'attività di Fino Mornasco nel febbraio del 2013 riguardo un'ordinanza di chiusura anticipata. Bene, sappiamo che per paura "di saltare in aria" (anche se intimidazioni non ne sono state fatte) il nostro sindaco dopo diverse telefonate con l'ex Presidente del Consiglio comunale, "l'ingenuo" Luca Cairoli, decide di emetterne una nuova che vada incontro alle esigenze di questi individui in modo da non aver problemi. Una roba di poche settimane, dato che la stagione estiva l'avrebbero fatta altrove.

Il nostro sindaco era talmente spaventato dalle cosche che decide di ricandidarsi e fare ancora finta di nulla riguardo la suddetta attività che cambia nome ma non vizio. L'Alternativa quando sente puzza di bruciato segue la scia e infatti, dall'accesso agli atti riguardo le suddette attività, riscontriamo immediatamente che il locale in questione, sia nella gestione precedente sia in quella attuale (sospesa) NON possiedono la licenza per "Attività di intrattenimento" ma una semplice licenza di "bar-ristorante". Noi ce ne siamo accorti subito. Possibile la nostra giunta attenta e vigile non l'abbia visto?.

Nell'articolo di oggi leggiamo anche che il sindaco Giuseppe Napoli riconosce la forte presenza in paese di famiglie malavitose e conferma che si percepisce la presenza della ndrangheta sul territorio. A onor del vero vogliamo ricordare come nel Consiglio Comunale "inquisizione" contro la capogruppo di minoranza Rossella Pera (che era assente per pre-comunicati impegni lavorativi), lo stesso Primo cittadino l'aveva duramente accusata di infangare il buon nome del paese (perchè la stessa dichiarava che la presenza malavitosa è palpabile in paese) e sostenendo che la ndrangheta da noi non c'era! Risibili tutte le dichiarazioni sull'ingenuità di Cairoli, sul quale ci auguriamo che la magistratura faccia chiarezza al più presto.

Diamo tempo al tempo, siamo certi che presto tutti potremo leggere con i nostri occhi la verità. Questa è l'analisi immediata su QUESTI fatti.

Ora facciamo l'analisi politica indispensabile.

Ci troviamo un Sindaco che fa quello "contro la ndrangheta" ma alla fine l'asseconda, abbiamo un ex Presidente del Consiglio Comunale in stretto rapporto con famosi ndranghetisti tanto che, come emerso dalle intercettazioni pubblicate mesi fa sui giornali nazionali e non, pregiudicati di calibro definiscono Cairoli "un buon amico". Abbiamo un assessore all'urbanistica che si dimette per improvvisi "problemi di salute e di serenità". Curiose circostanze.

Gravissimo rimane il fatto che chi si è più volte, con pomposa arroganza definito LA LEGGE, fa esattamente quello che la legge e tutto il mondo dell'antimafia urlano di non fare: assecondare la volontà delle cosche, cedere a paura, cedere a ricatto. Perchè il nostro sindaco che alle varie iniziative lo afferma con vigore NON HA DENUNCIATO? Perchè chi sostiene di aver ESTREMA FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI si prende gioco delle stesse?

In quante altre situazioni la paura ha fermato la nostra amministrazione?
Concittadini, chi sceglie di non rivolgersi allo STATO e finisce (per paura o altro) per non opporsi all' ALTRO STATO NON PUO' RAPPRESENTARE I CITTADINI E NON PUO' AMMINISTRARE.

Non serve la rilevanza penale di qualche atto per decretare l'incapacità politica di gestire un paese basta, come diceva Borsellino, che il politico tal dei tali abbia vicinanze con certi individui per giudicarlo inaffidabile nella gestione della cosa pubblica.

Concludiamo parlando un attimo della paura, perchè molti degli irriducibili sostenitori della maggioranza imbastiranno una scenata strappalacrime e cori del tipo "ma tiene famiglia, ha paura per loro etc etc etc". Quando un cittadino decide di voler essere amministratore si sobbarca di ONORI ma anche di ONERI.

Il primo ONERE nella deontologia dell'amministratore sta nel rappresentare la scelta del buon padre di famiglia, la via giusta (che è sicuramente quella della legalità) se hai paura non fai l'amministratore oppure non ti ricandidi sapendo che asseconderai le cosche invece di combatterle. Ci vuole anche il coraggio, in alternativa il nostro Sindaco poteva ritirarsi a vita privata invece di lasciare la nostra comunità sotto lo scacco della malavita organizzata.
L'abbiamo accennato in passato ma oggi ci sentiamo di poterne parlare: anche Rossella Pera e tutti i membri de L'Alternativa "tengono famiglia", amici, persone care e proprio per loro abbiamo deciso di non smettere mai di lottare contro questa piovra. Nel mese di novembre gli organi competenti comunicano a Rossella un'intercettazione avvenuta in uno sperduto paesino dell'Aspromonte (che si è poi rivelato essere Giffone) in cui lei era l'oggetto della discussione.
Una discussione che lasciava poco all'immaginazione e che ovviamente ha allertato noi e le forze dell'ordine non in maniera marginale.

Sì, abbiamo avuto paura ma questa paura l'abbiamo immediatamente tramutata in RABBIA.
Questa intercettazione è stata l'ulteriore molla che ci ha spinto a dire "Stiamo seguendo la strada giusta, stiamo facendo LA COSA GIUSTA".
Citando ancora Borsellino vi ricordiamo che:

La paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti. Nella vita abbiamo sempre la possibilità di scegliere: scegliere la strada giusta o quella sbagliata, scegliere di combattere o di arrendersi, scegliere di aver coraggio o assecondare i prepotenti.

L'ALTERNATIVA