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Un breve riassunto delle ultime puntate.

Nella prima decade di ottobre veniamo a sapere dell'omicidio di un nostro compaesano per mano della ndrangheta. Dopo questo ennesimo episodio in un'intervista affermo che una buona parte della popolazione finese è “culturalmente collusa” con la malavita organizzata. Niente di nuovo, è un concetto che noi dell'Alternativa ribadiamo da tempo e abbiamo denunciato anche durante la campagna elettorale.


In seguito a queste affermazioni è convocato un Consiglio comunale straordinario, ove l'imputata principale ero io. Mi riferisco al consiglio del 16 ottobre, a cui non ho partecipato per impegni lavorativi, tempestivamente comunicati a Sindaco, Vice sindaco e Assessore.


Il Consiglio, viene spiegato dal Sindaco, è stato convocato per rassicurare UN cittadino che ne aveva fatto richiesta. Non si sarebbe potuto fare il sabato mattina (come avviene oggi) garantendo la rappresentanza agli 861 elettori de L'Alternativa? Evidentemente per la nostra giunta UN loro elettore vale più di 861 cittadini che alle urne hanno optato per una guida diversa da quella attuale.


Durante suddetto consiglio il gruppo de L'Alternativa viene tacciato di “infangare” il buon nome del paese. Si dice addirittura che prima di parlare dobbiamo conoscere le giuste percentuali. Noi le percentuali non le conosciamo, ma sembrerebbero note al nostro sindaco che afferma che il 99% della popolazione di questo paese è composta da cittadini onesti. A parte il fatto che il 99% di onestà probabilmente non lo troveremmo da nessuna parte se non in Paradiso, l'affermazione risulta alquanto stridente con quanto affermato dalla magistratura (che per la nostra giunta sembra essere l'unica ad aver diritto di parola) che ha definito Fino Mornasco “fulgido esempio di comunità mafiosa”. Mi auguro che a questo punto l'assessore Reghenzani, che nel consiglio del 16 ha affermato “
quando si riferiscono informazioni non supportate da dati, ma da affermazioni generiche, non si fa informazione ma disinformazione e si rischia di gettare discredito su tutti indistintamente  chieda al nostro sindaco dove ha trovato i DATI per affermare che il 99% della popolazione è onesta e che rivolga la stessa domanda al magistrato che ha definito il nostro paese “Fulgido esempio di comunità mafiosa”.


Sempre nel Consiglio del 16 ottobre è approvata l'istituzione di una Commissione d'indagine amministrativa, di cui sono stata nominata Presidente. La costituzione di suddetta commissione è accettata dalla maggioranza alla condizione che la durata sia di un solo mese. Se avessimo avuto la possibilità di essere presenti ci saremmo opposti a un'indicazione temporale così limitata.

 

Concorde con noi sull'inadeguatezza del tempo concesso è la Commissione bicamerale antimafia che ci informa della sua posizione tramite un

Comunicato stampa e che, come promesso, svolge una missione in loco lo scorso 24 novembre.

Molte sono state le critiche sul nostro modus operandi.


Passiamo ora al Consiglio comunale del 14 novembre, dove viene votata la chiusa della Commissione d'indagine. Il vicesindaco Domenico Alvaro esperisce in autonomia una ricerca sulle licenze commerciali concesse a Nocera, senza delega e senza la presenza della maggioranza dei membri della Commissione, come invece Statuto prevede. Facciamo notare l'irregolarità della cosa ma la giunta e il Sindaco, che si è recentemente definito “
la legge” non ritengono rilevante la questione. In barba allo Statuto!


Scriviamo dunque una lettera al Prefetto, che risponde sostanzialmente concordando sul fatto che tale documentazione non può essere assimilata dalla Commissione per irregolarità procedurale e che ad oggi aspetta risposte dal sindaco. Tale irregolarità non è solamente formale ma soprattutto sostanziale , in quanto ciò non ha scaturito risultato utile alla Commissione. Il modus procedendi del Vicesindaco Alvaro ha inficiato nella sostanza i lavori della Commissione, dato che il contenuto e la modalità dell'accesso sono state totalmente scoordinate rispetto agli indirizzi della Commissione del sottoscritto Presidente (circostanza che ha vanificato il senso stesso della Commissione consiliare).


Ma le vicende comunali non si riducono a questo. Arriviamo ora alla questione più vergognosa e triste: la questione del già assessore e oggi ex Presidente del Consiglio Comunale Luca Cairoli.


Dopo settimane in cui abbiamo assistito a molteplici dichiarazioni dei membri della giunta e del sindaco che dicevano “
ci metto la mano sul fuoco, ce ne metto due, non ce ne metto nessuna ma sono sicuro che nessuno dell'attuale maggioranza è coinvolto con la questione Nocera riportata su Il fatto quotidiano”, esce una intercettazione, e sottolineo UNA a fronte della dichiarazione fatta dai giornali che parla di una “valanga di intercettazioni”. Questa intercettazione riguarda Luca Cairoli, già assessore e da pochi giorni dimissionario dal ruolo di Presidente del Consiglio Comunale.


I dubbi che abbiamo sempre espresso risultano così più che fondati.


Andiamo per punti:

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Dato che la notizia rimbalza di bocca in bocca, rompo gli indugi e dico la mia. 
L'articolo apparso oggi su "Il Fatto Quotidiano" altro non rappresenta che un ulteriore tassello che va ad inserirsi nel raccapricciante mosaico malavitoso che vede coinvolta parte della nostra realtà territoriale.
A far davvero scalpore tra le vie di Fino Mornasco è che, nelle ultime righe dell'articolo, si legge il nome del nostro Presidente del Consiglio Comunale, già assessore nello scorso mandato di questa giunta. 
Nell'articolo è riportata un'intercettazione in cui un personaggio del malaffare locale, noto a tutti coloro abitino nella zona, suggerisce ad un amico di acquistare un'automobile alla Fino Motori perché il titolare, il nostro Presidente del Consiglio comunale "lo conosce bene" è un suo "amico".
In situazioni come queste la cautela e la tutela del diritto di ogni persona a una difesa è d'obbligo. 
Essere indicati da un malavitoso come "amico" non è un reato.
Non sarà un articolo di giornale o la vox populi a stabilire la colpa o l'innocenza di una persona, ma chi di competenza: la magistratura.
Se poi un commento è d'obbligo, non posso che sostenere che se essere amico di un ndranghetista non è un reato, rimane tuttavia un fatto assolutamente screditante, non solo per la figura istituzionale del Presidente, ma per l'intero Consiglio comunale. Quando si prende la decisione di mettersi al servizio della propria comunità, sarebbe bene valutare attentamente quale moralità si intende esprimere e le energie di cui ci si circonda.
Dopo l'articolo uscito settimane fa sempre su "Il Fatto", che alludeva a preoccupanti collegamenti tra politica locale e ndangheta e dopo lo scioglimento, per volontà della giunta, della Commissione d'indagine amministrativa, ho ritenuto vitale proseguire in autonomia nell'indagine. 
Evitando di fare gli struzzi, gli amministratori di questo paese devono dare risposte più che concrete e circostanziate alla cittadinanza. Bisogna far luce su questo magma che avvolge l'intero paese.
Qui c'è chi ci mette la mano sul fuoco, chi ce ne mette due e chi non la mette per nessuno ma esclude ogni coinvolgimento di membri della politica paesana nelle vicende riportate recentemente dalla stampa locale e non.
Io, che non voglio essere un moderno quanto patetico Muzio Scevola, spengo la fiamma e mi tengo qualche dubbio.

Rossella Pera

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Ieri sera si è tenuto il Consiglio Comunale. All'ultimo punto dell'Odg si è discusso della situazione delle case comunali, alla presenza di una parte dei condomini.
Oltre alla situazione disastrosa dal punto di vista igienico sanitario e della sicurezza, si è discusso della decisione della giunta di affidare la gestione dell' edilizia popolare ad un concessionario privato, nella fattispecie all'attuale (e pessimo) amministratore.
Non sono contro le privatizzazioni a priori, forse un po', ma ritengo questa scelta pessima, l'equivalente del me-ne-lavo-le-mani pur di far cassa. Bene, ci sono le doverose osservazioni da compiere:
Ritenere che le voci di bilancio inerenti il welfare e l'assistenza alle famiglie con problematiche socio-economiche debba essere a pari è una mera utopia. È un po' come se ci aspettassimo che la spesa sanitaria nazionale possa essere in attivo.
Come confermato dal sindaco dietro mie continue interrogazioni, il concessionario privato si attivera' per riscuotere gli affitti non pagati, con tutti gli arretrati e potrà avvalersi, per fare ciò, dei mezzi legali a disposizione.
Alla domanda se sarà previsto un piano di rientro di piccole rate per i residenti morosi, la risposta è stata "confidiamo nel buon senso del concessionario". Ecco, ci siamo. Nessuna garanzia da parte dell' amministrazione su una reale possibilità di rateizzare, nessuna garanzia che le persone che non pagano (la maggior parte perché indigente e non perché"furba") non saranno sbattute in mezzo alla strada. È questo il vero mostro della privatizzazione, il cui obiettivo è il profitto e non il benessere del popolo. Eliminando la gestione pubblica, si va ad eliminare quella parte di umanità e solidarietà implicita nella conduzione statale, storica ricchezza dell' Italia e dell' Europa in genere.
In sostanza il benessere del popolo lo immoliamo sull'altare del profitto.
Il vantaggio per l' amministrazione sarà quello che, quando le famiglie saranno sbattute per la strada, loro potranno dire che non c'entrano, che la gestione è del concessionario e non possono farci nulla, anche se le condizioni perché ciò avvenga le hanno create loro.
Va da sé che riterrò ogni membro della giunta moralmente responsabile, qualora dovessero verificarsi situazioni di questo tipo.
Mentre si discuteva, ieri sera, un'altra spiacevole sensazione mi ha colpito, quella di sentirmi all' interno di un romanzo di Dickens, dove chi è povero lo è a causa sua, della sua ignoranza ed inettitudine, quindi è brutto e cattivo. Più volte è stato ribadito dal primo cittadino che chi paga si trova con un piatto di fichi secchi a causa dei cattivoni che non pagano (mai ventilata l' ipotesi che questi indigenti non ce la facciano proprio a pagare? Mai pensato che l'alloggio popolare nasce proprio per questo?), che il signore anziano che ha occupato la casa confiscata alla ndrangheta (per carità non si fa) deve ringraziare il comune perché che non è stato sbattuto fuori dall' oggi al domani dai carabinieri. Il sindaco ha affermato anche che lui rappresenta la legge (lì mi sono sentita a El Paso) e non premia chi la infrange come il signore in questione; peccato che poi mette in commissione lavori pubblici un ex consigliere condannato per ricettazione.
Il nostro sistema giuridico, fortunatamente, è interpretativo, tiene conto di attenuanti e casi specifici. Per questo mi rifiuto di credere che non si sarebbe potuta trovare una soluzione differente, sia per l' anziano indigente, sia per la gestione delle case popolari.
Capisco che per la giunta gli "ultimi" siano un peso ma, a questo punto, hanno sbagliato professione. Non dovevano fare gli amministratori, ovvero quelle persone che si mettono a disposizione della comunità per migliorarne la condizioni di vita, ma gli imprenditori.

Rossella Pera

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Venerdì 28 Novembre in consiglio comunale è stata discussa la problematica delle case ERP di Via Scalabrini 14, su richiesta della minoranza e dopo un sopralluogo, effettuato da "L'Alternativa" in data 8 Novembre, ampiamente documentato dalle foto messe agli atti e disponibili anche online.

Foto che documentano problematiche di sicurezza, sanitarie e sociali, tutte figlie di una gestione economico-amministrativa quantomeno discutibile.
Problematiche che potrebbero anche essere state cagionate involontariamente, ma l'involontarietà non è una scusante bensì un'aggravante quando si è amministratori dovendo in ogni caso rispondere della custodia dei beni del comune.

Questo vale sia per la manutenzione straordinaria che ordinaria: è vero che della manutenzione ordinaria risponde l'amministratore dello stabile e non il proprietario (il comune), ma nel momento in cui questo amministratore è scelto e riconfermato dal comune ne consegue che le sue mancanze sono anch'esse da addebitarsi al comune.

Relativamente alla figura dell'amministratore, vorrei anche sottolineare il conflitto di interessi che si viene a creare nel momento in cui lo stesso accetta deleghe per conto di un proprietario, dato che lo scopo della figura dovrebbe essere quella di fare gli interessi del condominio e non del condomino che lo ha delegato. Se poi il delegante detiene la maggior parte delle quote millesimali, è facile immaginare la situazione surreale che si verifica ad ogni assemblea condominiale: corretta quindi la richiesta da parte di alcuni dei partecipanti al consiglio di ieri che un rappresentante del comune sia presente alle assemblee, anche per verificarne il comportamento.

Tutto ciò premesso, alcune considerazioni sono d'obbligo a fronte di quanto appreso ieri.

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Alcuni scatti dal sopralluogo effettuato dall'Alternativa presso le case comunali di via Scalabrini.
Stasera la situazione verrà discussa in Consiglio Comunale.

 

 

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