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GIACOMO MATTEOTTI (Fratta Polesine, 22 maggio 1885 - Roma, 10 giugno 1924)

Giacomo Matteotti è il martire socialista, caduto per la libertà. L'assunzione della responsabilità della morte del deputato socialista, da parte di Mussolini, è l'atto che sancisce l'instaurazione del regime.
Giacomo è un possidente terriero, un illuminista, un avvocato, sindaco di Villamarzana e consigliere provinciale di Rovigo.
Esponente di spicco del Partito socialista, è eletto nel 1919 alla Camera dei deputati. Nel 1922 promuove la costituzione del Partito socialista unitario divenendone segretario nazionale. Intransigente antifascista, difensore dei braccianti agricoli poveri, più volte minacciato e aggredito da gruppi fascisti e ostacolato nella professione forense e nell'attività parlamentare. Affermatosi il fascismo, nel 1924 alla Camera dei deputati pronuncia una documentata requisitoria (acquisita agli atti del Parlamento), sulle violenze fasciste contro i candidati socialisti, comunisti, repubblicani, liberali e progressisti. Sul giornale Il popolo d'Italia Mussolini scrive immediatamente che è necessario "dare una lezione al deputato del Polesine". L'invito è prontamente accolto e il 10 giugno '24, a Roma, un quintetto fascista aggredisce e rapisce Matteotti in Lungotevere Arnaldo da Brescia. Caricato a forza su una macchina, il parlamentare socialista viene ucciso a coltellate dopo ripetute percosse.
Le spoglie vengono trovate, occultate in un boschetto di Riano Flaminio, solo il 15 agosto. Riconosciuti e processati a Chieti due anni dopo i fascisti, omicidi confessi,  difesi dal braccio destro di Mussolini Roberto Farinacci,  ricevono miti condanne, uscendo poco dopo di prigione.