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ANTONIO GRAMSCI (Ales, 22 gennaio 1891 - 27 aprile 1937)

Antonio nasce in Sardegna in una famiglia piccolo-borghese. Di salute cagionevole fin dall'infanzia, vince una borsa di studio per l'Università di Torino, laureandosi in lettere e filosofia. Nel 1913 aderisce al Partito socialista del quale diventa, nel '17, segretario della sezione torinese. Affascinato dal pensiero e dall'opera di Lenin in Russia, nel 1919 promuove la formazione della corrente comunista nel Partito socialista, dalla quale, a Livorno nel 1921, nasce il Partito comunista d'Italia.
Direttore del quotidiano L'Ordine nuovo, nel '22 è componente dell'Esecutivo dell'Internazionale comunista. Si sposa a Mosca e avrà due figli per i quali, dal carcere italiano, scriverà una serie di commoventi favole pubblicate con il titolo "L'albero del riccio". Rientrato in Italia, è eletto deputato per il collegio Veneto e segretario generale del Partito comunista.

Nel 1926 viene arrestato dalla polizia fascista nonostante l'immunità parlamentare, il re e Mussolini sciolgono la Camera dei deputati, mettendo fuori legge i comunisti.
Gramsci e tutti i deputati comunisti sono processati e confinati: Gramsci nell'isola di Ustica e successivamente nel carcere di Civitavecchia e Turi. Non essendo adeguatamente curato è abbandonato al lento spegnimento fra sofferenze. Muore nel 1937, dopo 11 anni di prigione, senza aver mai rivisto i figlioletti. Negli anni della reclusione scrive 32 quaderni di studi filosofici e politici, definiti una delle opere più alte e acute del secolo; pubblicati da Einaudi, nel dopoguerra, sono noti universalmente come i "Quaderni dal carcere", tradotti in tutte le lingue più importanti.