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PALMIRO TOGLIATTI (Genova, 26 marzo 1893 - Yalta, 21 agosto 1964)

Grazie ad una borsa di studio, il giovane Togliatti riesce ad  iscriversi all'Università di Torino e, orientato da Gramsci, nel 1914  aderisce al PSI.
Dopo la laurea in Giurisprudenza vuole conseguire quella in Filosofia, ma lo scoppio della Prima guerra mondiale lo induce (riformato per miopia al corso allievi ufficiali), ad arruolarsi volontario, prima nella Croce Rossa e poi negli Alpini.
Nel 1918 Togliatti, congedato, è a Torino, dove collabora al Grido del Popolo, il settimanale socialista diretto da Gramsci ed è cronista e redattore dell'edizione torinese dell'Avanti!. Nel 1919 pubblica su L'Ordine Nuovo recensioni e cronache culturali e nello stesso anno dirige la Sezione socialista torinese. La nascita del PCdI non lo vede a Livorno, perché Gramsci l'ha incaricato di assicurare l'uscita de L'Ordine Nuovo, divenuto quotidiano. Quando la scissione si compie, sotto la testata de L'Ordine Nuovo compare la scritta "Quotidiano comunista", che diventa poi "Quotidiano del Partito comunista". Nell'ottobre, l'organo del nuovo partito diventa Il Comunista e Togliatti, che ne è il redattore capo a Roma, si becca dai tipografi l'appellativo di "Ercole", che il futuro capo dei comunisti italiani conserverà come nome di battaglia.
Dopo la "marcia su Roma", soppresso Il Comunista, soppresso a Torino anche L'Ordine Nuovo, Togliatti torna nel capoluogo piemontese per organizzarvi un giornale clandestino. Ma la situazione precipita: vengono arrestati dalla polizia fascista Bordiga e molti altri dirigenti del PCdI. Anche Togliatti, che opera da Angera (Varese) e che (su suggerimento di Gramsci, da Mosca), è stato cooptato nella Direzione, è arrestato durante una riunione a Milano. Tre mesi di carcere a "San Vittore", poi il ritorno in libertà.
Nasce così l'Unità e Palmiro affronta la campagna elettorale che porterà alla nomina a deputato di Antonio Gramsci e al suo rientro da Mosca.
Dopo i fatti dell'Aventino, Togliatti è arrestato come "comunista pericoloso"; è rilasciato quattro mesi dopo grazie all'amnistia. Togliatti è a Mosca quando Antonio Gramsci è nuovamente arrestato, nel novembre del 1926.
L'esilio di Togliatti durerà diciotto anni e vedrà il dirigente dei comunisti italiani attivo in Svizzera, in Francia, in Unione Sovietica.
È il 27 marzo del 1944 quando Togliatti rimette piede in Italia. Non ha partecipato attivamente alla lotta contro il regime, ma assumerà ruolo centrale nelle scelte politiche dell'ultimo, scorcio della Resistenza.
È Palmiro Togliatti l'artefice della "svolta di Salerno", che porta i partiti antifascisti, con molteplici rimostranze da parte di Pietro Nenni, a riconoscere il governo Badoglio e la regnanza sabauda, rimandando la questione istituzionale a dopo la Liberazione.
Liberata Roma dai nazifascisti, nasce il governo Bonomi (Togliatti ne fa parte come ministro senza portafoglio), e viene istituita la Luogotenenza del regno. Nel secondo governo Bonomi, Togliatti è vice presidente del Consiglio e sarà ministro di Grazia e Giustizia nel governo Parri e nel primo governo De Gasperi.
In tale ruolo, quando il voto popolare risolverà a favore della Repubblica la questione istituzionale, concede quella che va sotto il nome di "amnistia Togliatti". Il provvedimento, che voleva essere di pacificazione nazionale, ma è usato da magistrati ancora legati al vecchio regime, per rimettere in libertà anche i peggiori criminali fascisti.
Eletto all'Assemblea Costituente nel 1946 e confermato deputato nella II, III e IV legislatura.
Togliatti contribuisce all'elaborazione della Costituzione, soprattutto per la parte programmatica. Si impegna anche per l'approvazione dell'articolo 7, che include nella nostra Costituzione i cosiddetti "Patti Lateranensi".
L'estromissione dei comunisti dal governo nel 1947, porta Togliatti ad organizzare insieme a Pietro Nenni l'opposizione di sinistra alla DC; ma nelle elezioni politiche del 1948, la lista del Fronte Democratico Popolare raccoglie soltanto il 30,9% dei voti.
I moti operai di Poznan e la rivolta ungherese furono da Togliatti sbrigativamente interpretati come manifestazioni anarcoidi dell'imperialismo". Nel giugno del 1956, neanche la clamorosa divulgazione del "rapporto segreto di Krusciov" sui crimini dello stalinismo, gli fa perdere il controllo della situazione.
Nel marzo del 1963, a Bergamo, Togliatti reitera l'appello per "un accordo fra comunisti e cattolici per salvare la civiltà umana". Il 21 agosto del 1964 è colto dal malore che lo porta alla morte.